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Mercoledì 26 maggio 2010 3 26 /05 /2010 14:03

 

Il progetto dell'opera proiettiva da far vivere nelle ore notturne sull’installazione “CCCWall” ideata da Kengo Kuma in occasione del Salone del Mobile 2010 per Casalgrande Padana, ha rappresentato una sfida e un’esperienza di collaborazione complessa, sperimentale, innovativa, fra diversi interlocutori: Kengo Kuma e il suo staff per il progetto di allestimento, Studio Visuale per il progetto digitale, Mario Nanni per il progetto di luce.

Il mix di creatività visiva e competenze tecnologiche all'avanguardia, si è confrontato con l’idea – molto suggestiva – di rappresentare attraverso una visualizzazione “immateriale”,  vivida e dinamica, riprodotta su una superficie leggera e fluttuante di super-organza scelta da Kengo Kuma, la solidità del “muro-diaframma” in ceramica bianca dell’opera reale, la “Casalgrande Ceramic Cloud” in fase di completamento presso la sede di Casalgrande Padana a Reggio Emilia. Così l’opera architettonica ha incontrato, a Milano, la sua prima impalpabile trasposizione sul piano dell'immaterialità figurativa.

Realizzato a monte da Studio Visuale il progetto proiettivo per l’installazione (partendo dalla struttura assemblata di lastre ceramiche per l’opera reale attraverso l’artificio tecnico del timelapse) nel lasso temporale concesso per allestire il cortile de’ Bagni della Statale di Milano, si è passati la sua esecutivizzazione tecnologica che  ha comportato la sperimentazione di originali artifici tecnici e luministici confrontandosi con la mutevolezza del materiale di supporto (la super-organza adattata alla funzione di schermo), l’integrazione dell’opera proiettiva con le variabili del contesto dell’installazione, il controllo dell’effetto imprevedibile di immagini, colori, riflessi sulle superfici verticali calibrandoli ritmicamente con la dinamica dei giochi di luce sui ciottoli litici e sui frammenti ceramici disseminati nel cortile.

Il risultato raggiunto è stato dei più imprevedibili e suggestivi.

Il cortile de' Bagni, sereno e stabilizzato dalle teorie degli archivolti per i visitatori impegnati in passeggiate diurne, durante la notte si trasforma in un palcoscenico centrale, vivo e pulsante, per la rappresentazione magica, allusiva, dinamica, della “CCC” della Casalgrande Padana attraverso la sua trasposizione immateriale fatta di sola luce.

Sin qui il valore innovativo dell'allestimento di Kengo Kuma e dell'opera luministico-proiettiva di Studio Visuale.

Ora il progetto comunicativo, ideato e coordinato dal Laboratorio di Material design, della CCCWall ceramica e della sua stessa trasposizione immateriale milanese prosegue e si diffonde in rete attraverso una nuovo artefatto qual è il video realizzato da Studio Visuale.

Il video racconta, attraverso un format multimediale sintetico fatto di immagini dinamiche e di flussi sonori, l’esperienza intensa milanese (ma temporanea e localizzata) riverberando e diffondendo in rete l'immagine dell'opera architettonica insieme a quella dell'allestimento milanese, aspettando il materializzarsi dell'artefatto fisico della CCCWall ceramica in fase di completamento a Casalgrande Padana, porta d'ingresso simbolica al distretto ceramico di Sassuolo intesa come dono e impegno di responsabilità sociale dell'Azienda nei confronti del recupero della qualità del paesaggio contemporaneo italiano.

 

Casalgrande Padana Ufficio Stampa

www.casalgrandepadana.com

www.studiovisuale.it

www.materialdesign.it

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Giovedì 6 maggio 2010 4 06 /05 /2010 11:58

Next city ovvero le città come dovrebbe essere per combattere i cambiamenti climatici. Le esperienze concrete di Linz, Copenhagen, Stoccolma, Vienna.

Se ne è parlato a Greenbuilding, l’evento internazionale dedicato all’edilizia sostenibile che si sta svolgendo a Verona in parallelo con Solarexpo.

 

 

Verona, 6 maggio – Nextcity è il concetto delle città di domani, quelle che andrebbero progettate per migliorare la qualità della vita e per combattere i cambiamenti climatici. Esperienze interessanti se ne possono trovare a Linz, Copenhagen, Stoccolma, Vienna, città europee in cui da tempo si è iniziato a progettare e a realizzare quartieri che, partendo dall’esigenza di un uso sostenibile dell’energia, diventano veri e propri modelli di un’urbanistica innovativa.

Se ne è parlato ieri mattina al convegno internazionale dal titolo “Next City. Next Generation Urban Concepts Towards a Low Carbon Society” nell’ambito di Greenbuilding, la mostra-convegno internazionale dedicata all’efficienza energetica e all’architettura sostenibile in corso a Verona in concomitanza con Solarexpo, mostra e convegno internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita (5 al 7 maggio 2010).

 

Un primo caso presentato è quello di Linz, illustrato da Thomas Herzog, architetto di fama internazionale. Un modo di costruire che, già vent’anni fa grazie a tecnologie innovative sviluppate assieme a istituti di ricerca come il Fraunhofer Institute, prevedeva edifici capaci di minimizzare i consumi energetici ed esaltare la vivibilità degli spazi mediante soluzioni architettoniche che permettono di utilizzare al meglio illuminazione e circolazione naturale dell'aria. Summa del lavoro di Herzog la “Solar city” di Pichling, quartiere sostenibile di Linz, che l’architetto insieme ad altri grandi professionisti ha iniziato a progettare nel 1992 e che ora è divenuto realtà.

 

Dal 1995 al 2005 Copenhagen ha ridotto del 20% le proprie emissioni di CO2 e intende ridurle di un altro 20% entro il 2015. L’esperienza della capitale danese è stata descritta da Dan Mogensen, Chief consultant, Urban Design Department, Technical and Environmental Administration, Municipality of Copenhagen. A Copenhagen non si costruiscono case che consumino annualmente più di 40 kWh per metro quadrato e i permessi per edificare sono subordinati ad una verifica dei progetti su 14 punti che riguardano la sostenibilità nei suoi vari aspetti: il bilancio energetico, l’uso dell’acqua, vicinanza dei residenti ai trasporti pubblici, ecc. Fattori che saranno tutti integrati nel futuristico quartiere di Nordhavn che sorgerà in aree dismesse dell’ex porto situato a Nord della città.

 

 

Non è da meno Stoccolma, rappresentata dall’assessore all’ambiente Gustaf Landhal. La capitale svedese vuole azzerare le emissioni procapite entro il 2050. Rilevante è l’esempio della “banlieu” di Järra dove è operativo un progetto massiccio di riqualificazione energetica degli edifici costruiti tra il 1966 e il 1980, per ridurne il consumo medio da 188 a 80 kWh/mq anno. La municipalità mette a disposizione diversi ‘sportelli energia’ e per questo progetto prevede di designare per ogni condominio un ‘responsabile energia’ che aiuti i condomini a trovare le soluzioni per risparmiare sulle bollette.

Sempre a Stoccolma, significativo è il caso del nuovo quartiere di Hammerby, sorto bonificando una brownfield (ex area industriale parzialmente contaminata), in cui vengono integrate diverse soluzioni all’avanguardia. Le acque reflue, ad esempio, vengono utilizzate per produrre energia attraverso la fermentazione dei residui organici trasformati in biometano, ma anche sfruttando la differenza di temperatura con recupero di calore che viene poi immesso nel sistema di teleriscaldamento. Nel trasporto si punta a tram, battelli, e piste ciclabili, ma pochi parcheggi e niente garage, per scoraggiare l’uso privato dell’auto.

 

Un’esperienza limite da questo punto di vista è quella di Vienna, città caratterizzata da sostanziosi aiuti pubblici all’edilizia (597 milioni di euro all’anno), erogati solo a condizione che si rispettino i criteri di sostenibilità. Eva Kail, esperta del settore costruzioni e tecnologie della capitale austriaca, ha presentato il ‘Carfree settlement’, un progetto di edilizia popolare da 244 appartamenti realizzati secondo i canoni della sostenibilità, ma con soli 24 posti auto. Chi ha scelto di viverci si è impegnato a rinunciare all’uso dell’automobile. I contributi che il Comune normalmente stanzia per la costruzione di garage sotterranei qui sono stati utilizzati per realizzare spazi pubblici e altri interventi di sostenibilità.

 

Un’edilizia nuova fatta di visioni complesse e integrate basate anche sulla partecipazione degli abitanti. "Una concezione del genere dell’urbanistica - ha commentato nel chiudere il convegno Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e di Qualenergia e presidente di Exalto - è fondamentale se vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti sul medio-lungo termine, come quello di ridurre le emissioni dell’80% entro il 2050. È una grande opportunità dal punto di vista sociale ed economico: 200 milioni di europei vivono in abitazioni costruite negli anni '60-70, in quartieri spesso degradati, e quindi ripensare la questione energetica passa per una spinta del recupero urbanistico nel suo complesso, ma questo è anche un notevole motore per l’economia, soprattutto in un momento come questo con il settore edile e immobiliare duramente colpito dalla crisi.”

 

Segreteria organizzativa: Expoenergie srl – Tel 0439/849855 fax 0439/849854 –info@greenbuildingexpo.eu - www.greenbuildingexpo.eu
Ufficio stampa: Expoenergie srl – Tel. 0439/849855 fax 0439/849854
Cecilia Bergamasco cell. 3479306784
- press@greenbuildingexpo.eu

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Martedì 4 maggio 2010 2 04 /05 /2010 14:23
29 agosto > 21 novembre 2010

 

La 12. Mostra Internazionale di Architettura si svolgerà dal 29 agosto al 21 novembre 2010 ai Giardini e all’Arsenale (vernice 26, 27 e 28 agosto 2010), nonché in vari luoghi di Venezia.
 
Dopo una serie di Biennali affidate a eminenti critici o storici, si è voluto ora affidare questo Settore nuovamente a un architetto, Kazuyo Sejima, per riportare in primo piano il grande tema della qualità dell’architettura, attraverso una personalità che della qualità fa una vocazione personale.

Introduzione di Kazuyo Sejima

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La 12. Mostra è una riflessione sull’architettura. Il primo decennio del ventunesimo secolo si sta chiudendo in un susseguirsi di cambiamenti radicali. In questo contesto in rapida evoluzione, l’architettura può farsi portavoce di nuovi valori e moderni stili di vita? Questa mostra è l’occasione per sperimentare le molteplici possibilità dell’architettura e per dar conto della sua pluralità di approcci. Ogni suo orientamento è in funzione di un modo di vivere diverso.

La sensazione diffusa è quella di vivere in una società post-ideologica. Siamo più che mai parte della Rete. La comunicazione mediata condiziona le relazioni interpersonali. La nostra cultura, così come la nostra economia, da tempo sono diventate globali. Tutto ciò ha cambiato non solo le condizioni materiali del nostro presente, ma anche il modo in cui lo concepiamo. In questo contesto, siamo convinti che l’architettura abbia un ruolo importante: ha il potere di aprire nuovi orizzonti. Le sue visioni sono il risultato di una pluralità di voci e punti di vista; esprimono in pieno quella nuova idea di libertà che caratterizza il vivere contemporaneo.

Questa mostra avrà raggiunto il suo scopo, se riuscirà ad immaginare le direzioni verso le quali si sta muovendo la nostra società e i sogni che il futuro renderà possibili.

Ciascun partecipante è stato invitato a gestire in modo autonomo il proprio spazio espositivo e ad offrire un’interpretazione personale del tema della 12. Mostra People meet in architecture. Ognuno di loro esprime le proprie posizioni realizzando inediti scenari di interazione tra ambiente e società. Ogni partecipante diventa curatore di se stesso e la mostra si arricchisce di una molteplicità di sguardi, piuttosto che rispondere ad un orientamento univoco.

Architetti, artisti, ingegneri sono stati invitati alla Biennale Architettura 2010 per indagare, con i propri strumenti, la complessità delle relazioni tra le persone. Queste dinamiche, infatti, sono radicate nel tempo e nello spazio in cui avvengono. Alcuni lavori si caratterizzano per l’originalità e la forte personalità delle soluzioni proposte, altri per la marcata connotazione tecnologica e sperimentale. Ad esempio Matthias Schuler di Transsolar, in collaborazione con Tetsuo Kondo, realizza una nuvola di dimensioni reali. L’installazione dai contorni indefinibili stimola una nuova lettura dell’ambiente da parte del visitatore, innescando un rapporto di reciproca trasformazione tra spazio e individuo. Lo studio francese R&Sie(n), invece, presenta un’installazione luminosa che, riproducendo i cicli vitali, modifica la percezione degli spazi. Abbiamo chiesto inoltre agli architetti di studiare il loro lavoro attraverso una selezione significativa di opere cinematografiche. Saranno proiettati alcuni film che, grazie al potere delle immagini, analizzano come gli individui si servono dello spazio per creare il proprio ambiente. Nella 12. Mostra l’Architettura genera una comprensione nuova del mondo.

Lo scopo è di contribuire ad un incontro reciproco tra individui e architettura e di aiutare le persone a relazionarsi tra loro.

Il Palazzo delle Esposizioni e l’Arsenale formeranno un unico percorso espositivo che sfrutterà prevalentemente l’uso della luce naturale. Lo spettatore potrà muoversi autonomamente all’interno dei vari ambienti creando il proprio itinerario. In questo modo avrà la possibilità di sperimentare l’architettura nelle sue varie declinazioni e sarà libero di disegnare una personale “mappa di incontri”.
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Lunedì 3 maggio 2010 1 03 /05 /2010 12:49

Dopo il grande successo ottenuto nella prima edizione, torna in occasione di MADE expo 2010 InstantHouse, il concorso rivolto a studenti e neolaureati delle facoltà di Architettura, Ingegneria e Industrial Design Italiane e straniere.

L'evento, realizzato da FerderlegnoArredo in collaborazione con il Politecnico di Milano, quest'anno intende focalizzare l'attenzione dei progettisti su due elementi: l'ambiente e il paesaggio sonoro. Tema del concorso 2009-2010 è infatti “Temporary housing_SOUNDSCAPES”, ovvero l'ambiente e il paesaggio sonoro nelle città contemporanee.

I 201 progetti presentati, 72 dei quali provenienti dall’estero, sono stati selezionati in base alla loro capacità di valorizzare architetture sensibili all'ambiente e al territorio, alla sostenibilità e alle esigenze di benessere e qualità della vita.

La Commissione, composta da Alessandro Balducci e Remo Dorigati – Politecnico di Milano; Andrea Cancellato – Triennale di Milano; Andrea Negri, MADE eventi srl e Alberto Lualdi - EdilegnoArredo, ha così selezionato per il podio più alto il progetto presentato da Marco Gazzola, Elisa Fortuna e Elena Panza dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia – IUAV.
Il progetto si rivolge con attenzione alla progettazione degli spazi aperti, e non solo di moduli. La soluzione propone una barriera continua, la cui scala dipende solo dal contesto infrastrutturale, che si rivela di particolare interesse per proteggere gli spazi individuali. Interessante anche la scelta del materiale, che suggerisce la possibilità di manipolare prodotti locali e naturali con caratteristiche di ecosostenibilità.

Si è aggiudicato invece il secondo premio Chen Jun Ho, laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, il cui progetto, con il tema della “casa nella casa”, ha risposto efficacemente al concetto dell’involucro separato dallo spazio abitabile. Apprezzata anche l’attenzione nella scelta dei materiali e dei dettagli costruttivi.

Parla portoghese infine il terzo premio, assegnato a Gabriela Pinto, laureata in Architettura presso la Escola Superior Artistica di Porto e Diogo Ramalho, laureato in Architettura presso la Faculdade de Arcuitectura Universidade di Porto. Il progetto presentato ha proposto il tema dello spazio abitato protetto da un recinto “sonoro”, che diventa anche spazio di mediazione della luce. La proposta del materiale a base di sughero è una risposta interessante al tema dell’inquinamento acustico.

Considerata l’alta partecipazione e l’elevata qualità dei progetti in gara, la Commissione ha ritenuto opportuno assegnare anche quattro menzioni speciali, che sono state attribuite a due studenti spagnoli, uno polacco e a due laureati in ingegneria della facoltà di Bologna.

I primi classificati vedranno realizzato un prototipo in scala reale del proprio progetto in occasione di MADE expo, dove sarà allestita una mostra che comprenderà le maquette di tutti i premiati, oltre a un’esposizione dei materiali con caratteristiche di fonoassorbenza più innovativi. Un esempio: la lana di pecora nera della Sardegna o uno speciale rivestimento in gomma trattato utilizzando copertoni riciclati. 

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Sabato 1 maggio 2010 6 01 /05 /2010 10:11

CCCWall_Bonando_2.jpg

 

Un velo fluttuante di organza, trasparente e leggero è posto a dividere il Cortile più appartato e silenzioso fra gli spazi allestiti presso l’Università Statale di Milano, nel quadro degli eventi organizzati da Interni Think Tank.

È con l’installazione CCCWall che l’azienda Casalgrande Padana e il maestro Kengo Kuma hanno affermato la loro presenza all’importante appuntamento milanese del Fuorisalone 2010.

Se di giorno l’allestimento è visione diafana ed evanescente, posta a separare due giardini ideali - simili e dissimili, di bianche tessere in ceramica e ciottoli di marmo -, è al calar del sole che la magia prende forma, svelando agli spettatori il gioco luminisitico e geometrico delle tessere ceramiche che compongono la "Casalgrande Ceramic Cloud". Proiettato sul velo d'organza, semitrasparente e in continuo movimento, si afferma il racconto delle ore del giorno che trascorreranno sull'architettura reale; racconto illusivo condensato nell'opera video originale realizzata da StudioVisuale che sortisce un effetto scenografico incantevole.

L'installazione è un’astrazione della prima opera architettonica realizzata in Italia da Kengo Kuma attualmente in fase di ultimazione presso la sede di Casalgrande Padana, dove un grande dispositivo filtrante di lastre ceramiche divide, al pari dell’allestimento milanese, lo spazio circolare di una grande rotonda stradale. Un’esperienza realizzativa complessa che ha visto l’Azienda non solo scegliere, con lungimiranza, il maestro Kengo Kuma e il suo staff come interlocutori principali, coadiuvati da Mario Nanni di Viabizzuno per il progetto di luce, ma anche coinvolgere l’Università, le Facoltà di Architettura di Ferrara e Siracusa nelle figure dei docenti Alfonso Acocella e Luigi Alini, avviando così un processo innovativo di interazione tra produzione d'azienda, cultura del progetto, ricerca e formazione universitaria.

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